venerdì 1 marzo 2013

Umanesimo 2.0 e la strategia vincente del M5S

La rivoluzione digitale, l’uso smodato dei social network, dei blog, e tutti i nuovi canali di comunicazione hanno portato l'uomo al centro del mondo. Il singolo individuo ha un ruolo attivo e protagonista.
Oltre al mutamento dei media, dunque, anche questo spostamento del target ha condizionato parecchio, se non stravolto, la comunicazione pubblicitaria, ad esempio. 

Tutta la strategia viene cucita attorno all’utente, alle sue emozioni, ai suoi bisogni, alla sua identità. 
La gente vuole essere vista e ascoltata. Vuole essere capita.

E chiunque abbia intenzione di pianificare una strategia di comunicazione per conquistarsi la sua fetta di pubblico in questo momento deve tenerlo in considerazione. 
Basta osservare gli spot virali sempre più diffusi sul web (e sempre meno in tv), che mettono l’uomo al centro delle loro strategie. 

La comunicazione politica italiana nel 2013 ancora non ha raggiunto questi livelli di coinvolgimento ma è lì che è importante giocarsi le proprie carte.

Vediamo cosa è accaduto, tenendo conto di queste considerazioni, nel corso della recente campagna elettorale per le elezioni del governo nazionale e di alcuni governi regionali.

Nicola Zingaretti per la sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio come claim (la promessa fatta agli elettori) ha scelto il titolo della canzone di John Lennon “Imagine” (Immagina). L’idea, ricordando il testo di quel brano, è quella del ritorno alla pace, alla libertà e alla collaborazione, evidentemente in rottura con il precedente governo guidato da Renata Polverini e caduto a causa degli scandali del denaro pubblico sperperato da alcuni esponenti del Pdl. Ha funzionato da un lato perché il momento lo permetteva, dall’altro perché proprio in considerazione di quel momento critico ha fatto leva sui bisogni dei cittadini.

È stata di grande successo anche la strategia personale di Silvio Berlusconi che ha avuto l'intuito di far ruotare la sua campagna elettorale tutta attorno ad una promessa che nessun altro avrebbe avuto il coraggio di fare: Vi restituirò l’Imu. Ha affondato il colpo laddove era più fresca la ferita del governo tecnico di Mario Monti. Si è distinto dalla concorrenza. Ha usato i social network ed ha parlato direttamente ai suoi elettori. Ha ascoltato i loro bisogni, la loro rabbia più profonda e l’ha placata. Questa è stata l’arma che gli ha permesso, incredibilmente, di tornare ad avere un grande consenso da parte degli italiani.

Non è stata convincente la strategia del Partito Democratico per le politiche. Nessuna promessa forte, nessun obiettivo chiaro, nessun target di riferimento, comunicazione tradizionale. E il risultato non è stato quello che tutti si aspettavano. A dimostrazione di quanto sia importante, anche se si è favoriti dalle circostanze, avere una strategia di comunicazione ben strutturata.

Il fenomeno più interessante delle elezioni 2013 è stato Il Movimento 5 Stelle. Apparentemente non aveva nessun claim. E invece quello che ha portato i sostenitori di Beppe Grillo al successo è stato qualcosa di molto simile a quello che abbiamo passato in rassegna fino ad ora. Aveva un obiettivo, un target preciso, elementi di valore e di innovazione. E una promessa forte.
L’obiettivo degli emmecinquessini era quello di conquistare il Parlamento.
Il target: tutti gli elettori e i cittadini stanchi di votare le solite facce, i soliti partiti, di pagare tasse per sostenere il lusso dei vecchi parlamentari. Quelli, insomma, che volevano un cambiamento concreto.
Innovazione e valore: il movimento è nato nelle piazze, ha un’impronta rivoluzionaria, ha ascoltato le persone e le ha rese protagoniste. Non ha solo ascoltato i loro bisogni ma ha dato loro la possibilità di avere il potere di cambiare, candidandole.
Ha abbattuto la concorrenza poiché ha portato avanti idee di rottura totale con il concetto di politica tradizionale.
Promessa: Abbassare gli stipendi dei parlamentari, ridare potere al popolo, eliminare il gap tra Parlamento e cittadini. E soprattutto tornare al concetto di un governo servitore.
Niente slogan ufficiali, propagande pubblicitarie, spot. Solo strade, piazze. Lontano perfino dai giornalisti. Una follia. E invece ha funzionato.

Probabilmente proprio per la necessità palpabile dell’uomo di tornare al centro del mondo. Una conferma, dunque, del fatto che la comunicazione oggi più che mai deve prestare ascolto ai bisogni delle persone e renderle protagoniste.