giovedì 7 marzo 2013

Grillo e la strategia del pulcino. Una riflessione su imprinting e relativismo in politica.

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta, diceva il buon Socrate.
Quando Konrad Lorenz definì l'imprinting, a esempio, lo fece dopo aver osservato il comportamento di alcune specie animali. Poi vinse il Nobel.

Prendiamo i pulcini. È provato che se nei primi secondi immediatamente dopo la nascita osservano un solo individuo, chiunque esso sia, (perfino un uomo) loro riconoscono in lui la propria madre. L'imprinting è presente anche nei mammiferi e, seppur con peso inferiore, nell'uomo.

Ora, tenendo conto di ciò, le nostre ricerche possono andare avanti, abbracciare il comportamento umano e giungere ad alcune riflessioni che possono interessare le strategie di comunicazione e finanche la direzione dei movimenti politici.
Riflessioni che possono servire ad avere una maggiore consapevolezza sulle scelte di elettori e candidati, di linguaggi e obiettivi. E magari consentire ai professionisti interessati di effettuare scelte definitivamente più autonome.

Teniamo conto che l'imprinting condiziona il comportamento dell'esemplare per tutto l'arco della sua vita. Le sue scelte, dalla ricerca del partner all'accoppiamento, alla vita di relazione alla ricerca del cibo, fanno affidamento anche sulla buona riuscita del l'imprinting.
Ma cosa può avere a che fare una simile scoperta con la comunicazione politica?
Uno step alla volta ci arriviamo.

Secondo Dan Ariely, appassionato ricercatore del comportamento umano specie in riferimento alle scelte che condizionano il mercato, le decisioni dell'uomo non sono mai frutto di una sua libera e consapevole scelta.

A meno che.

A meno che non diventi davvero cosciente dei suoi imprinting. Ariely prova, attraverso numerosi esperimenti, che l'imprinting condiziona tutte le nostre scelte. Pare che il nostro cervello sia dotato di una sorta di memoria nella quale vengono impresse le prime esperienze, di qualsiasi genere esse siano. Non solo dunque quella legata al riconoscimento del genitore.
A quanto pare il fenomeno si propone quando vediamo associato per la prima volta un prezzo ad un determinato prodotto. Quel prezzo funge, nella nostra memoria, da àncora. Qualsiasi altra variante incontreremo rispetto a quello stesso prodotto, la paragoneremo sempre alla nostra prima esperienza, al primo prezzo, all'imprinting.

Insomma questo è il punto cruciale del nostro ragionamento. Che conduce ad un concetto inevitabile: quello del relativismo.

Tutto ciò che accade nella nostra vita non è dovuto a scelte assolutamente libere ma è inevitabilmente relativo. Frutto, in parole povere, di preconcetti. Ma attenzione: preconcetti difficili da sradicare se non si coglie fino in fondo il motivo della loro esistenza, ossia l'imprinting che li ha generati.

Arriviamo dunque a riflettere sulle scelte politiche.
Non c'è esempio migliore di ciò che è sotto gli occhi di tutti in Italia. Siamo nel mezzo di un mutamento radicale della geografia politica. Il popolo ha deciso a chi dare il proprio voto sulla base delle esperienze acquisite al governo negli ultimi anni. È in riferimento a quel modo di gestire la politica e la cosa pubblica (l'àncora) che è nato il Movimento Cinque Stelle, per esempio.

E allora dove sta la vera innovazione? Non c'è in realtà. Il M5S non è un partito nato da una libera scelta. E, probabilmente per questo motivo (azzardo una previsione) non potrà avere il successo che promette. Ciò non vuol dire che le altre scelte degli elettori non siano state condizionate. Anzi. Tutto, davvero tutto, dipende dall'esperienza che gli elettori hanno usato il 24 e 25 febbraio 2013, come termine di paragone. Sempre più frequentemente può capitare di sentirsi dire: "Ho votato il male minore", questione di triste relativismo.

Cosa potrebbe dunque fare un professionista della comunicazione in questo caso?
Innanzitutto valutare la sua strategia con la maggior consapevolezza possibile, tenendo conto del relativismo delle scelte. Tentare di tradurre la stessa consapevolezza nella redazione di un programma politico, a stretto contatto con il candidato o il partito.

Entrando nel merito della strategia è importante che sia consapevole dell'influenza del l'imprinting sull'elettorato. Dovrà cercare di curare la reputazione del candidato, lanciare messaggi chiari, precisi e stare attento al livello di qualità associato a: dichiarazioni, comunicazioni, interviste, attività promozionali. Il primo impatto infatti sarà quello di riferimento per il suo elettorato.

È importante poi liberarsi dai propri imprinting. Capire fino a che punto le proprie scelte di comunicazione politica sono condizionate da quelle altrui e, paragonandole all'impatto che avrebbe un'operazione di marketing sul mercato, decidere quale scelta conviene effettuare per ottenere la risposta adeguata alle proprie necessità e non condizionata da giudizi relativi. Offrire il proprio prezzo e misurarlo solo con la risposta che si vuole ottenere.

Una volta raggiunte le consapevolezze sul relativismo
delle scelte comunicative e programmatiche, è possibile gettare le basi per un governo fatto di partiti realmente liberi.

Approfondimenti: Dan Ariely, Predictably Irrational, ed. Harper Collins